Per orecchie, occhi, pancia

Tre cose che mi sono piaciute. Tre cose apparentemente lontanissime tra loro.

Tre cose che che aprono le orecchie, la pancia, gli occhi.

Il primo si chiama Soundcloud ed è un servizio che permette di pubblicare file audio online in modo gratuito. Basta registrare o caricare la propria traccia audio che poi può essere facilmente integrata nei social network e in qualsiasi sito web, utilizzando il codice HTML di embed fornito.

Mi piace perchè: intanto per scoprire musiche originali e fuori dai circuiti poi per gli usi creativi che possono essere sviluppati anche da chi non è un musicista. Si possono caricare letture, annunci radio, radiodrammi da pubblicare e diffondere. Un bell’esempio di annuncio radio mi ha portato alla seconda cosa che mi è piaciuta: il gran festival internazionale della zuppa di Bologna-Corticella.

Sarà che amo le zuppe, sarà che amo Bologna, ma una festa come questa mi scalda proprio il cuore, oltre che lo stomaco. Si va portando la propria zuppa (10 litri, per farla assaggiare a tutti) o ciotola e cucchiaio: c’è chi dona e chi prende, chi assaggia e chi si complimenta, si chiacchera, ci si incontra per le vie di Corticella (frazione alle porte di Bologna). Lo spirito conviviale e slow della festa quest’anno si dichiara anche apertamente ecosostenibile grazie alla collaborazione con il lastminutemarket e il progetto spreco zero, (date una occhiata al sito dell’associazione Oltre che organizza il festival e tante altre cose davvero belle). Grazie al festival della zuppa ho anche scoperto i disegni deliziosi ed aggraziati di Chloe Perarnau.

E gli occhi? Lo spirito indie, leggero e ironico di Soundcluod e del festival della zuppa l’ho ritrovato in un artista che si potrebbe definire un poeta dell’immagine  più che un fotografo (lui stesso non ama definirsi fotografo). Francesco Capponi realizza pinhole camera ( macchine fotografiche stenopeiche)  che sono delicate sculture e permettono di realizzare immagini dall’estetica imprevedibile e poetica. “Le mie macchine di solito nascono per raccontare delle loro immagini specifiche. Con il cilindro fotografo conigli, con la pedina una partita di scacchi. Per me è come se i miei oggetti fotografici mi raccontassero le loro storie e per farlo usassero il loro particolare linguaggio” (da una bella intervista a frankenphotography.com, sito di “pratiche di fotografia autarchica”)

 

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